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lunedì, 15 dicembre 2008, ore 16:14

"Alice In Chains are in the studio making their first record in over a decade."

Questo è il messaggio che è arrivato ieri alla mia bacheca di MySpace dagli Alice In Chains stessi. Sembrerebbe quindi che gli Alice In Chains, traduco testualmente, stiano registrando in studio il loro primo album dopo oltre dieci anni.
Il gruppo si era infatti sciolto nel 2002, dopo la morte per overdose del cantante e leader Layne Staley, una delle icone più importanti del movimento grunge di Seattle.

Quello che gli AIC, con questo messaggio, richiedono ai propri fan, è di pubblicizzare l'arrivo dell'evento, previsto per l'estate del 2009 (sembrerebbe che i membri del gruppo siano già in studio da mesi con il nuovo cantante William DuVall, voce anche dei Comes With The Fall), ed io da buon appassionato svolgo il mio compito e posto qui il banner cliccabile che porta a questa informazione:



Mi faccio solo un paio di domande, alle quali, d'istinto e di cuore, riesco già a rispondere (ma non lo farò qui, ad ognuno le sue idee...): riuscirà DuVall a colmare l'enorme lacuna che Staley ha lasciato? E' giusto mantenere il nome della band anche dopo una perdita così importante?

Come tributo a Layne Staley posterò il video con un live di  "Nutshull", che esalta incredibilmente la sensibilità della sua meravigliosa voce, ed un book fotografico molto toccante:

LittleFury
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domenica, 14 dicembre 2008, ore 14:14

Finalmente ho deciso di mettermi in gioco e di condividere qualcosa in più con le persone che popolano la rete. Ho creato un profilo da musicista su MySpace.com, in cui è presente una breve biografia delle mie vicende musicali e degli avvenimenti che hanno incoraggiato l'evoluzione del mio gusto e delle mie conoscenze sul campo.
Andando avanti col tempo prendo sempre più coscienza delle mie capacità come compositore (creare canzoni è sempre stata una mia grande aspirazione) e quindi ho deciso di inserire i miei personali brani, che potranno essere ascoltati da chiunque ne abbia interesse.
L'unica canzone presente è, per ora, "My Frozen Heart", una melodia di piano, synth e batteria, incentrata sul minimalismo e su atmosfere ambient e softcore.

Metto qui sotto il link del MySpace, ed aggiungerò presto anche una sezione dedicata nella colonna a sinistra, in modo tale che possa sempre rimanere in primo piano.

Potete accedere tramite questo link:

http://www.myspace.com/littlefurymusic


oppure cliccando su questa immagine:



Apprezzamenti o critiche saranno, ovviamente, ben accetti...

Buona navigazione e (si spera) buon ascolto
LittleFury
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venerdì, 12 dicembre 2008, ore 19:21

Superata Roma, con i suoi enormi e fatiscenti palazzoni deturpatori, il paesaggio muta sensibilmente.

In lontananza il mondo si sveste dei suoi abiti artificiali ed io me ne sto lì, seduto a scrutare i suoi culi e le sue tette verdi e sinuose, e penso all’ennesimo sciopero dei treni sventato, ed al fatto che forse sarebbe più giusta una rivolta generale dei viaggiatori, in protesta contro dei servizi troppo poco efficienti che l’azienda mette a loro disposizione, contro lavoratori che difficilmente svolgono il loro compito, far spostare altre persone in maniera degna, come succede al di fuori dall’Italia, che sia il loro un viaggio di lavoro o per motivi familiari. Ripenso a quello che quel negoziante mi disse mentre pagavo il CD di Lou Reed, “Transformer”: una protesta per una mancanza di rispetto può essere giusta solo quando, per esistere, non ha bisogno di mancare di rispetto ad altre persone. Gli risposi che aveva ragione, ma che era da sciocchi pensare alla possibilità di una protesta giusta nel nostro paese.
La nostra è davvero una mentalità bigotta, autoreferenziale e assolutamente non curante del pensiero altrui, rispettosa soltanto del proprio portafoglio e delle banconote in esso contenute, che hanno come unico scopo quello di rinverdire il proprio orto, di arredare la propria casa, di racchiudere se stessa in quella cerchia di pseudo-certezze che la faranno vivere in tranquillità e con la coscienza a posto.
Ripenso ad un attimo prima di salire sul treno. Immerso in quella massaglia di persone, rumorosa ed incontenibile.

Quanto è odiosa, troppo spesso, la collettività…
Quanto è affascinante, invece, quell’uomo solo, seduto a terra, o la puttana che ho visto scivolare via dal finestrino poco fa…

Quando sono a confronto con le persone, mi diverto a scrutare pensieri, sogni e delusioni, ad immaginarle contornate da una famiglia o da un'ambiente di lavoro… immagino gli amici con cui si sbronzano al bar, il modo in cui amano o detestano, addirittura il modo in cui non pensano e perché.

Immerso in una collettività disordinata, tutta questa attenta analisi è impossibile o, quanto meno, piuttosto inutile. Si possono cogliere solo pensieri poco incisivi. Vedo persone impegnarsi per entrare in un gruppo, affannarsi ad essere uguali ai propri amici, ad essere accettati da loro. Vedo persone che cercano di illudersi di poter cambiare qualcosa scendendo in piazza a “fare la rivoluzione” a contestare il tutto e il nulla, non consci che la cosa più vergognosa, in questo paese, in questa epoca, è solo la loro scarsa cultura, la loro ipocrisia, il loro menefreghismo nei confronti della conoscenza, della politica. Menefreghismo che magicamente si trasformerebbe in grandioso interesse, nel momento in cui altre persone, colpevoli della stessa ignoranza, scendono in piazza, manifestano, scioperano, rivoltano, si ammazzano…

Giorni fa pensavo a quanto la mia generazione sia fortunata. Vive in un’epoca in cui rimanere ignoranti o avere una cultura rappresenta una scelta che sta a noi, solo a noi, compiere. Ed è ora che la quantità di informazioni (ed i modi per captarle) ci piombano addosso che mi viene da pensare a quanto potrebbe essere migliore uno Stato in cui una cospicua parte delle persone, dopo essersi documentata, informata e creata un proprio pensiero, decidesse di esporlo alla collettività usando un metodo differente, scrivendo blog o animando discussioni serie nella rete.

Esprimendosi come individuo, non come numero…

La protesta intelligente si differenzia da quelle di minore caratura perché permette di isolare ed emarginare qualsiasi ragionamento stupido, qualsiasi falso moralismo fatto da persone senza vera morale, ogni tipo di difficoltà a prendere una posizione che sia indipendente da quella del gruppo che si frequenta.

Tutte piaghe che, invece, popolano le piazze in protesta…

LittleFury
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lunedì, 27 ottobre 2008, ore 13:44

Gelmini: Dopo la riforma sulla scuola ...

... la riforma sul vocabolario:




AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH

LittleFury
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martedì, 21 ottobre 2008, ore 12:53















A quanto pare Chicago è la città natale di una delle band più fuori di testa del panorama indie attuale, per l'appunto i Mahjongg. Per capire il grado di bizzarria che questo gruppo raggiunge non bisogna far altro che partire dalla base, l'origine del nome del gruppo ad esempio, che è lo stesso di un gioco da tavola e strategia cinese (il "Mahjong", che tradotto, stando a Wikipedia, vuol dire "uccello di canapa", chissà se il riferimento è puramente casuale...) databile al XIX secolo. Le stranezze non sono finite, infatti il titolo dato al disco "Kontpab" sembra essere, come affermato dagli stessi componenti del gruppo, anche il nome di una divinità venerata da questa combriccola di fuori di testa.

Di fatto, il dubbio che i Mahjongg non siano completamente persone normali viene subito dopo aver ascoltato questo disco, assolutamente uno dei migliori e originali del 2008 ... ma che dico, dopo la prima traccia, che lascia immediatamente allibiti. "Pontiac" infatti ha giusto lo scopo di sconvolgere sin da subito l'ascoltatore, quasi ad avvertirlo, a dirgli "guarda caro mio, questo ti aspetta, ne sentirai di cose strane!". il tribalismo aritmato iniziale rimane uguale per metà buona del pezzo, fino a che, non si riesce bene a capire perchè, dopo aver quasi perso le speranze, cambia e viene sorretto da una batteria elettronica che ben si fonde con quella che sembrerebbe una vera e propria danza di gruppo attorno ad un focolare gigantesco.
Ma approfondiamo il genere ... allora, cosa si può dire ... bhè, forse la cosa migliore da affermare è che questo disco non appartiene ad un genere, ma più che altro ad un credo, ad una fede (magari proprio quella del Kontpab, vai a saperlo) ...
Perchè dico che quest'album non ha genere? Mah, se per voi un misto di industiral, noise, indie, funk, electro e musica etnica può essere catalogato in un solo nome di genere o sottogenere comunicatemelo, ma francamente credo non sia possibile, e sicuramente penso sia inutile anche!
Molte recensioni qua e là giudicano questo lavoro una ripresa a viso aperto dello stile new wave dei Talking Heads, ma io credo che ciò che accomuna "Kontpab" a, ad esempio, "Remain in Light", sia più che altro (anzi, solo) il tribalismo e la ricerca di certe sonorità afro, da mescolare in maniera impeccabile (lo fanno i Mahjongg come i Talking Heads) con i ritmi new wave e funkeggianti (che comunque, probabilmente inconsciamente, dall'afro derivano). Questo discorso vale soprattutto per "Kottbusser Torr", unico vero omaggio incontrollato all'immenso disco di Byrne, Eno e compagni, ritmo e schitarratine funke simpatiche, voce "chiacchierata" compresi.
Il panorama stilistico del disco si allarga poi con altre gemme come "Tell The Police The Truth", che ci proietta in prima persona all'interno di un videogame sonoro, fatto di effetti synth degni del vecchio Nintendo e percussioni africane a segnare un ritmo travolgente.
Si apre successivamente una quadripletta minimal di canzoni corte ed eclettiche, come ad esempio "Those Birds Are Bats" (che titolo!) che sembra un vero omaggio al noise stralunato e strambalato dei Royal Trux in Accelerator, sempre uguale, martellante, penetrante e distorto. Continuano questo piacevole poker "Wipe Out" , "Teardrops" e "Mercury", sintesi perfette di come minimal dance e funky possano ben fondersi tra loro, a comporre dei veri e propri "scherzi" fatti melodia.
Ma, a quanto pare, il bello deve ancora venire.
La mia sarà una fissazione, ma tendo sempre a donare la maggior parte dell'importanza di un disco alle tracce lunghe (laddove presenti), perchè credo che la capacità di un artista di fare musica (di qualsiasi genere) siano in esse ben più evidenti ... in poche parole, punto sul fatto che se sei bravo o sei una ciofega, è nelle composizioni lunghe che salta maggiormente fuori.
Bhè, direi che ascoltando "Rise Rice", traccia di chiusura del disco, capisci che i Mahjongg sono dei pazzi con le palle, in qualche modo consapevoli di ciò che creano. Ecco che salta fuori una traccia totalmente fuoi dagli schemi, che si apre con un ritmo inclazante di tamburo solenne e distorsioni inquietanti, lento ed (apparentemente) inesorabile e decisamente in climax ascendente. Poi, ancora dopo due minuti, parte il tribalismo scatenato tanto caro a questo disco. La voce, quasi trascendentale, porta, nella seconda parte della traccia, ad un'electro-dance totalmente sghemba e casinara, che trova le radici nei migliori Chemical Brothers, quelli di "Dig Your Own Hole", in un clima acido che accompagna le melodie fino alla fine.
La fine, momento in cui si ha il desiderio di ripetere l'ascolto da capo.

Voto: 7,5


Mahjongg - Tell The Police The Truth (Video ufficiale)


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giovedì, 16 ottobre 2008, ore 20:22

Il problema della musica siamo noi ascoltatori, non rispettosi della nostra libertà di azione e documentazione. E questo atteggiamento errato si sta sempre più tramutando in un problema per tutte, o quasi, le altre forme d'arte, come cinema letteratura, architettura. Il fatto è che la nostra sta diventando una società sempre più mirata al consumismo e alle specializzazioni, e noi non siamo che il fattore scaturente, nonchè quello "mandante avanti" tale meccanismo, ormai troppo ben oleato per essere combattuto.
Le alte istituzioni del nostro tempo hanno la considerevole colpa di aver tentato di aprire una breccia in questa direzione, ma noi abbiamo commesso un ben più pesante peccato, quello di esserci caduti in pieno.
Quello che lo Stato, con i mezzi di comunicazione di massa, ha realizzato negli ultimi dieci-venti anni è un capolavoro di abbindolamento degno del film Matrix: la creazione di una generazione tutta uguale, l'annientamento progressivo degli ultimi spunti di originalità e creatività, la distruzione delle opinioni personali, nonchè la caduta del gusto in favore della povertà di contenuti.

Sembrerò sicuramente il classico catastrofico, ma in realtà non è così ... sono solo fermamente convinto della non elevata intelligenza media della popolazione (italiana in primo luogo), con tutti i difetti che questo comporta, ma assicuro di essere molto meno apocalittico per altri argomenti.

Il problema della musica, dicevo, parte proprio da qui. Dalla povertà dei contenuti appena mensionata. Diciamocela tutta, una popolazione che guarda Grande Fratello, che ha come miti Maria De Filippi, ideali stile "Sole-Cuore-Amore" di Federico Moccia... che non ha aspirazioni, ammettiamolo, anche se mi sento già vecchio a parlare in questo modo (e non è detto che in confronto a questa nuova generazione non lo sia veramente).
Sono in pochi, ormai, a fare una scelta evasiva in campo di gusti musicali. Pochi a pensare che si possa creare una propria "playlist" (come dicono iggiovani) da zero, indipendente dalle più comuni contaminazioni esterne che la soprecitata società ci propina in modo da omologarci a propria esigenza.
Non curandosi di quante possibilità ci siano per evadere dal conosciuto e sconfinare in altri territori sonori, le persone cadono in un circolo vizioso dal quale è difficile uscire, a meno che non si sia giovani e quindi non ancora fossilizzati in qualcosa di fermamente assodato.
la mia fortuna è stata proprio questa: essere stato sempre un ragazzo intelligente (più o meno) e voglioso di scoprire se quello che sto facendo in un determinato momento sia la cosa migliore che si possa fare. E fortunatamente ho cominciato a porgermi questa domanda, in fatto musicale, da molto giovane ... perchè anche io ascoltavo Spice Girls e Jovanotti ad undici anni...

Il mondo che, negli anni a seguire, si è proposto davanti ai miei occhi, è  con elevate probabilità quella che io reputo la più grande scoperta della mia vita... la musica!
Sì, perchè solo quando si evade dal commerciale (lungi da me criticare per forza qualsiasi opera commerciale, è solo per far intendere l'idea del "pensare con la propria testa" ) e si crea un proprio gusto musicale, si può dire di aver scoperto la musica.

Musica non è:
- "quello che ascoltano tutti, perchè se lo ascoltano tutti un motivo ci sarà..."
- "solo quello che è suonato da strumenti rock, perchè tutto ciò che non è suonato da chitarra, basso e batteria non è musica"
- lo smanettone che suona la chitarra a tremila col pisello
- "solo quello fino agli anni '70, perchè una musica così ai giorni nostri è impossibile da trovare"

Musica è emozione.

La cosa più velenosa di tutta questa situazione è senza dubbio la maschera del soggettivismo, dietro la quale ogni persona poco incline all'informazione e alla propria evoluzione si nasconde.
Io invece sono fuori dal comune e credo che l'oggettivismo sia una base universale dalla quale poi parte tutto il soggettivismo (e se pensate di convincermi del contrario vi sotterro di parole!).
Insomma, ci sarà una cazzo di legge, di dogma, di vera verità, o come vuoi chiamarla, che dica che Tiziano Ferro è cacca, punto! Non ci si può nascondere sempre dietro a "de gustibus" ... no!è troppo facile. Non è nient'altro che un vile espediente per sfuggire da una discussione poco vantaggiosa. Sì, l'oggettivismo è un punto fermo del mio pensiero e me ne vanto, e per quanto mi sarà possibile cercherò sempre di evitare di mettermi la maschera che tutti indossano. Credo che un grande passo verso un'evoluzione del proprio gusto musicale sia proprio ammettere il proprio limite...
La propria ignoranza...

Anche perchè, oggi che non ci sono limiti...
Che ogni lacuna è colmabile con un click...
Come si può convivere con l'ignoranza?
LittleFury
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lunedì, 13 ottobre 2008, ore 12:08

... VIA!

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LittleFury
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sabato, 13 settembre 2008, ore 10:35

... e mio padre, con lo sguardo fisso fuori dalla finestra, disse:



"POZZA PIOVE PUTTANE!!!"



... genio ...
LittleFury
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lunedì, 01 settembre 2008, ore 14:28

Quando fummo lasciati soli erano le due e mezza di una notte di fine Agosto. Il calore della grigliata ingurgitata e del pesante vino rosso tracannato non divennero nient'altro che futili espedienti per riscaldare l'aria.
... Il lago che avevamo di fronte l'ebbe vinta ...
La birra che avevamo bevuto tutti insieme, coi piedi poggiati su una sabbia poco naturale, aveva congelato anima e corpo, dimenticando l'otto per cento d'alcol di cui era composta.
Fu, se non altro, per quello che decisi di sdraiarmi e di chiederle di fare lo stesso, e quando la vidi che non si faceva pregare tirai un sospiro di sollievo ... a pensare che oramai un altro passo era stato fatto ...
Fu qui che subentrò un piacevole silenzio ... fu qui che un rivoletto d'aria cominciò ad intrufolarsi nella scollatura della mia camicia e ad accarezzarmi il petto, drizzandone i pochi peli e irruvidendone la pelle.
Cominciai a scontare la sventatezza di non aver portato una coperta e, di lì a poco, braccia, naso e orecchie si congelarono e cominciai a tremare come un bambino quando vede un leone in libertà.
Lei si poggiò prima sul mio petto, poi sulla mia spalla, riscaldando la mia guancia col suo respiro ... mi stringeva prima in un modo, poi nell'altro, e non appena quella morsa terminava la sua scorta di calore si ritorceva di nuovo, alla ricerca di un frammento di corpo ancora caldo, da grattare sensualmente con la punta delle unghie.
Il movimento poderoso del mio cuore contrastò la staticità del mio corpo, sbattendo contro il suo congelamento ... sbatteva e sbatteva, come a voler uscire da lì e volare tra le stelle che ci sovrastavano ... e si faceva sentire, il cuore ... anche da lei ...
... che mi baciò ...
...prima sulla guancia, facendo attenzione a toccare appena l'angolo esterno della mia bocca, fino a quando non dovetti girarmi a cercare le sue, di labbra, ed inumidirle con la mia eccitazione.
Intanto il mio corpo continuava le sue indipendenti convulsioni, si era completamente congelato, e l'energia sprigionata da quei pochi centimetri di labbra e lingue incrociate non poteva bastare per riscaldare il mio metro e novanta di persona, e qualche secondo dopo il freddo vinse il mio fervore, lasciandomi una sensazione di insoddisfazione per il gesto appena compiuto ... non ho potuto - pensai - dare il meglio di me...

Poi, nel suo dolce abbraccio, vidi cadere una stella,
e dissi a qualcuno là in alto: - Voglio essere felice -
Salvo poi sorprendermi di tal richiesta.
Come se dipendesse da un fattore esterno. Come se fosse una stella che cade, una supertizione, il destino ... come se fosse un Dio, a garantire la mia felicità ...

Come se non fosse tutto nelle mie mani ...
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giovedì, 17 luglio 2008, ore 17:41

C'è un'istituzione nella cultura folignate, e più genericamente umbra, che non crollerà mai: il mangiare tanto e bene. Questa concezione della vita ci ha portato, Mercoledì 16 Luglio 2008, ad esagerare un'ennesima volta sulle modalità del cenare, che spesso io ed i miei amici portiamo alle estreme conseguenze. Vi chiederete cosa c'entri tutto questo con i dEUS... e io vi rispondo "eccertochec'entra!", perchè bucatini e cordon bleu ci hanno fatto uscire di casa appena in tempo per essere alla Cavea dell'Auditorium alle 21:00 precise.

C'è, altresì, un'istituzione nella cultura romana che non crollerà mai: i mezzi che fanno casini e creano problemi irreparabili. Quando vedi il tram che hai preso per arrivare all'Auditorium (perchè era chiaro che dovesse arrivarci all'Auditorium) girare inesorabilmente verso il deposito, con metà Flaminia ancora da percorrere, il pensiero di bussare alla cabina dell'autista e successivamente sommergerlo di insulti, ti passa diretto nella mente, come fulmine a ciel sereno.

Ma non c'è tempo.

Intrapreso il cammino lungo la Via Flaminia, incomincia già a sentirsi suonare...
"sono i dEUS".
E noi, di conseguenza, cominciamo a correre...l'entrata all'Auditorium è introvabile, per Dio...
Fasi concitate, abbiamo perso due canzoni precise ed ora mi fermo ad ascoltare, attento alle note di quel giro di acustica che così bene conosco:
"Cazzo ragà! Suonano Instant Street, cazzo!"
Inizia la corsa verso l'entrata, che riusciamo a trovare in due-tre minuti.
Ad intermittenza corriamo e veniamo fermati più volte da controllori che ci avranno preso per kamikaze impazziti.
Intanto loro sono lì, sul palco... i miei idoli! Già penso che Barman è un mito nel suo completo di gilèino e camicietta sbottonata... proprio un gran figo...
Finalmente riusciamo, ufficialmente, ad entrare e fermarci a vedere ed ascoltare la fine della parte cantata acustica. Tant'è che ho pensato: "Appena in tempo".

Instant Street procede e Tom Barman cambia chitarra, posa l'acustica e prende la mitica Stratocaster azzurra, ed inizia il delirio.

Penso: "che faccio vado? parto e mi metto a ballare là davanti? Thò... uno è già partito, vado anche io!"
In un attimo davanti al palco si raduna una marea di gente che scoppia di gioia e salta in quel crescendo strumentale travolgente di Instant Street, fino a che il climax ascendente non si interrompe nella festa del pubblico.
Sono arrivato alla conclusione che è stato meglio così... il nostro penare per entrare nella Cavea ha reso il momento ancora più indimenticabile, lo ha caratterizzato di un'emozione che non avevo mai avuto ad un concerto, l'apprensione, consuccessiva liberazione. E correre con le parole di Instant Street di sottofondo è un'esperienza unica... una scena, citando il mio amico, "da film".
Non rinnego nulla della nostra sventura.
Il resto del concerto è stato esaltate. Tom Barman e soci hanno suonano divinamente sia i pezzi da "Vantage Point", anche se dal CD sembravano piuttosto debolucci, che le canzoni storiche del gruppo di Anversa, con punte di perfezione in "Fell Off The Floor, Man" e di sublime in "For The Roses", che ha dato inizio al bis del gruppo, acclamato a gran voce da tutti.
Tanto per la cronaca, "For The Roses" è una canzone meravigliosa...
Si prosegue con "Oh Your God", potente e giusta preparazione al finale che si prospetta di lì a pochi minuti. Tutti lo sanno, quel suono di violino era il segno che è arrivata la fine, ma anche il momento più emozionante del concerto.

Suds & Soda.

Tutto in prossimità del palco a saltare e supportare i dEUS, ognuno con il suo "FRIDAY, FRIDAY, FRIDAY, FRIDAY", ad impazzire per quelle stoppate e ripartenze che caratterizzano il pezzo, ad urlare "There's always something in the air...". Barman si dimostra di nuovo il gentiluomo che è (come se non lo avesse fatto per tutta la serata) e con la mano ci fa segno di venire.
Inizia l'esodo... bisogna salire? pronti... sono tra i primi a farlo, e sono lì, ad un metro di distanza da quel genio di uomo, che con la contentezza stampata in volto si esibisce in un intermezzo concitato, con complementari mosse cyborg, che ormai, lo so, sono il suo forte.
Ma torniamo al palco...cosa stavo dicendo? ah sì... è PIENO di gente che crea un'incitazione abominevole.
Ci si spinge, si salta, si canta e si ride...
si suda...
la mia maglia rossa diventa definitivamente bordeaux intanto che il gruppo termina la sua esibizione, e Barman saluta con cordialissimo "Ciao, grazie mille".
Mi avrà sentito mentre gli gridavo "You're great!"

Grazie a Dio, anzi, a dEUS, ho vissuto una serata unica... e mi eccita il sol pensiero di rifarlo.

P.S. La band si è comportata in modo davvero signorile, e Barman è il giusto frontman per un gruppo così (non che ci fossero dubbi, dato che è mente e braccio dei dEUS), un vero maestro di stile e correttezza. Tutto il pubblico era annichilito dal posto, la Cavea dell'Auditorium, coi suoi seggiolini, al primo impatto non sembra il luogo giusto per un concerto di questo tipo... Barman, durante Instant Street, ha chiesto al pubblico se volesse starsene seduto tutta la notte e poi si è portato alle estremità del palco. Ci voleva là davanti, tutti... ed in effetti, con questo gesto bellissimo, la Cavea non ha più intimidito nessuno. Ringraziava alla fine di ogni canzone e cercava, per quanto possibile, di interloquire con il pubblico, non disdegnando qualche parolina in italiano. E poi nel finale quando ci ha chiesto di salire sul palco è stato incredibile. Quante altre persone, nella sua situazione, avrebbero fatto lo stesso? Però lui col pubblico si esalta, ed il nostro delirio lo ha aiutato a creare un'esibizione di "Suds & Soda" che rasenta la perfezione.

A proposito di questo ultimo momento, ecco un video che lascia immaginare abbastanza bene, seppur da lontano, cosa è successo sul palco della Cavea.

 

Ed Instant Street, completa:

 

 

LittleFury
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