utente anonimo in Il Verde Dei Tuoi Oc...
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Superata Roma, con i suoi enormi e fatiscenti palazzoni deturpatori, il paesaggio muta sensibilmente.
In lontananza il mondo si sveste dei suoi abiti artificiali ed io me ne sto lì, seduto a scrutare i suoi culi e le sue tette verdi e sinuose, e penso all’ennesimo sciopero dei treni sventato, ed al fatto che forse sarebbe più giusta una rivolta generale dei viaggiatori, in protesta contro dei servizi troppo poco efficienti che l’azienda mette a loro disposizione, contro lavoratori che difficilmente svolgono il loro compito, far spostare altre persone in maniera degna, come succede al di fuori dall’Italia, che sia il loro un viaggio di lavoro o per motivi familiari. Ripenso a quello che quel negoziante mi disse mentre pagavo il CD di Lou Reed, “Transformer”: una protesta per una mancanza di rispetto può essere giusta solo quando, per esistere, non ha bisogno di mancare di rispetto ad altre persone. Gli risposi che aveva ragione, ma che era da sciocchi pensare alla possibilità di una protesta giusta nel nostro paese.
La nostra è davvero una mentalità bigotta, autoreferenziale e assolutamente non curante del pensiero altrui, rispettosa soltanto del proprio portafoglio e delle banconote in esso contenute, che hanno come unico scopo quello di rinverdire il proprio orto, di arredare la propria casa, di racchiudere se stessa in quella cerchia di pseudo-certezze che la faranno vivere in tranquillità e con la coscienza a posto.
Ripenso ad un attimo prima di salire sul treno. Immerso in quella massaglia di persone, rumorosa ed incontenibile.
Quanto è odiosa, troppo spesso, la collettività…
Quanto è affascinante, invece, quell’uomo solo, seduto a terra, o la puttana che ho visto scivolare via dal finestrino poco fa…
Quando sono a confronto con le persone, mi diverto a scrutare pensieri, sogni e delusioni, ad immaginarle contornate da una famiglia o da un'ambiente di lavoro… immagino gli amici con cui si sbronzano al bar, il modo in cui amano o detestano, addirittura il modo in cui non pensano e perché.
Immerso in una collettività disordinata, tutta questa attenta analisi è impossibile o, quanto meno, piuttosto inutile. Si possono cogliere solo pensieri poco incisivi. Vedo persone impegnarsi per entrare in un gruppo, affannarsi ad essere uguali ai propri amici, ad essere accettati da loro. Vedo persone che cercano di illudersi di poter cambiare qualcosa scendendo in piazza a “fare la rivoluzione” a contestare il tutto e il nulla, non consci che la cosa più vergognosa, in questo paese, in questa epoca, è solo la loro scarsa cultura, la loro ipocrisia, il loro menefreghismo nei confronti della conoscenza, della politica. Menefreghismo che magicamente si trasformerebbe in grandioso interesse, nel momento in cui altre persone, colpevoli della stessa ignoranza, scendono in piazza, manifestano, scioperano, rivoltano, si ammazzano…
Giorni fa pensavo a quanto la mia generazione sia fortunata. Vive in un’epoca in cui rimanere ignoranti o avere una cultura rappresenta una scelta che sta a noi, solo a noi, compiere. Ed è ora che la quantità di informazioni (ed i modi per captarle) ci piombano addosso che mi viene da pensare a quanto potrebbe essere migliore uno Stato in cui una cospicua parte delle persone, dopo essersi documentata, informata e creata un proprio pensiero, decidesse di esporlo alla collettività usando un metodo differente, scrivendo blog o animando discussioni serie nella rete.
Esprimendosi come individuo, non come numero…
La protesta intelligente si differenzia da quelle di minore caratura perché permette di isolare ed emarginare qualsiasi ragionamento stupido, qualsiasi falso moralismo fatto da persone senza vera morale, ogni tipo di difficoltà a prendere una posizione che sia indipendente da quella del gruppo che si frequenta.
Tutte piaghe che, invece, popolano le piazze in protesta…

C'è un'istituzione nella cultura folignate, e più genericamente umbra, che non crollerà mai: il mangiare tanto e bene. Questa concezione della vita ci ha portato, Mercoledì 16 Luglio 2008, ad esagerare un'ennesima volta sulle modalità del cenare, che spesso io ed i miei amici portiamo alle estreme conseguenze. Vi chiederete cosa c'entri tutto questo con i dEUS... e io vi rispondo "eccertochec'entra!", perchè bucatini e cordon bleu ci hanno fatto uscire di casa appena in tempo per essere alla Cavea dell'Auditorium alle 21:00 precise.
C'è, altresì, un'istituzione nella cultura romana che non crollerà mai: i mezzi che fanno casini e creano problemi irreparabili. Quando vedi il tram che hai preso per arrivare all'Auditorium (perchè era chiaro che dovesse arrivarci all'Auditorium) girare inesorabilmente verso il deposito, con metà Flaminia ancora da percorrere, il pensiero di bussare alla cabina dell'autista e successivamente sommergerlo di insulti, ti passa diretto nella mente, come fulmine a ciel sereno.
Ma non c'è tempo.
Intrapreso il cammino lungo la Via Flaminia, incomincia già a sentirsi suonare...
"sono i dEUS".
E noi, di conseguenza, cominciamo a correre...l'entrata all'Auditorium è introvabile, per Dio...
Fasi concitate, abbiamo perso due canzoni precise ed ora mi fermo ad ascoltare, attento alle note di quel giro di acustica che così bene conosco:
"Cazzo ragà! Suonano Instant Street, cazzo!"
Inizia la corsa verso l'entrata, che riusciamo a trovare in due-tre minuti.
Ad intermittenza corriamo e veniamo fermati più volte da controllori che ci avranno preso per kamikaze impazziti.
Intanto loro sono lì, sul palco... i miei idoli! Già penso che Barman è un mito nel suo completo di gilèino e camicietta sbottonata... proprio un gran figo...
Finalmente riusciamo, ufficialmente, ad entrare e fermarci a vedere ed ascoltare la fine della parte cantata acustica. Tant'è che ho pensato: "Appena in tempo".
Instant Street procede e Tom Barman cambia chitarra, posa l'acustica e prende la mitica Stratocaster azzurra, ed inizia il delirio.
Penso: "che faccio vado? parto e mi metto a ballare là davanti? Thò... uno è già partito, vado anche io!"
In un attimo davanti al palco si raduna una marea di gente che scoppia di gioia e salta in quel crescendo strumentale travolgente di Instant Street, fino a che il climax ascendente non si interrompe nella festa del pubblico.
Sono arrivato alla conclusione che è stato meglio così... il nostro penare per entrare nella Cavea ha reso il momento ancora più indimenticabile, lo ha caratterizzato di un'emozione che non avevo mai avuto ad un concerto, l'apprensione, consuccessiva liberazione. E correre con le parole di Instant Street di sottofondo è un'esperienza unica... una scena, citando il mio amico, "da film".
Non rinnego nulla della nostra sventura.
Il resto del concerto è stato esaltate. Tom Barman e soci hanno suonano divinamente sia i pezzi da "Vantage Point", anche se dal CD sembravano piuttosto debolucci, che le canzoni storiche del gruppo di Anversa, con punte di perfezione in "Fell Off The Floor, Man" e di sublime in "For The Roses", che ha dato inizio al bis del gruppo, acclamato a gran voce da tutti.
Tanto per la cronaca, "For The Roses" è una canzone meravigliosa...
Si prosegue con "Oh Your God", potente e giusta preparazione al finale che si prospetta di lì a pochi minuti. Tutti lo sanno, quel suono di violino era il segno che è arrivata la fine, ma anche il momento più emozionante del concerto.
Suds & Soda.
Tutto in prossimità del palco a saltare e supportare i dEUS, ognuno con il suo "FRIDAY, FRIDAY, FRIDAY, FRIDAY", ad impazzire per quelle stoppate e ripartenze che caratterizzano il pezzo, ad urlare "There's always something in the air...". Barman si dimostra di nuovo il gentiluomo che è (come se non lo avesse fatto per tutta la serata) e con la mano ci fa segno di venire.
Inizia l'esodo... bisogna salire? pronti... sono tra i primi a farlo, e sono lì, ad un metro di distanza da quel genio di uomo, che con la contentezza stampata in volto si esibisce in un intermezzo concitato, con complementari mosse cyborg, che ormai, lo so, sono il suo forte.
Ma torniamo al palco...cosa stavo dicendo? ah sì... è PIENO di gente che crea un'incitazione abominevole.
Ci si spinge, si salta, si canta e si ride...
si suda...
la mia maglia rossa diventa definitivamente bordeaux intanto che il gruppo termina la sua esibizione, e Barman saluta con cordialissimo "Ciao, grazie mille".
Mi avrà sentito mentre gli gridavo "You're great!"
Grazie a Dio, anzi, a dEUS, ho vissuto una serata unica... e mi eccita il sol pensiero di rifarlo.
P.S. La band si è comportata in modo davvero signorile, e Barman è il giusto frontman per un gruppo così (non che ci fossero dubbi, dato che è mente e braccio dei dEUS), un vero maestro di stile e correttezza. Tutto il pubblico era annichilito dal posto, la Cavea dell'Auditorium, coi suoi seggiolini, al primo impatto non sembra il luogo giusto per un concerto di questo tipo... Barman, durante Instant Street, ha chiesto al pubblico se volesse starsene seduto tutta la notte e poi si è portato alle estremità del palco. Ci voleva là davanti, tutti... ed in effetti, con questo gesto bellissimo, la Cavea non ha più intimidito nessuno. Ringraziava alla fine di ogni canzone e cercava, per quanto possibile, di interloquire con il pubblico, non disdegnando qualche parolina in italiano. E poi nel finale quando ci ha chiesto di salire sul palco è stato incredibile. Quante altre persone, nella sua situazione, avrebbero fatto lo stesso? Però lui col pubblico si esalta, ed il nostro delirio lo ha aiutato a creare un'esibizione di "Suds & Soda" che rasenta la perfezione.
A proposito di questo ultimo momento, ecco un video che lascia immaginare abbastanza bene, seppur da lontano, cosa è successo sul palco della Cavea.
Ed Instant Street, completa: