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RECENSIONI 2007
- Eluvium - Copia - [Temporary Residence]
- Ghost - In Stormy Nights - [Drag City]
Eluvium - Copia

Le caratteristiche di questo nuovo album di Matthew Cooper, in arte Eluvium, sono quelle che più o meno si possono vedere anche in altri suoi dischi: un ambient minimalista e nordico, che ha l'accortezza di omogenizzare tutti i suoni e tutte le sovrapposizioni strumentali, creando quindi un unicum atmosferico piacevole e trasognante. Questo disco infatti sembra un tutt'uno, non si avvertono nemmeno i distacchi tra le canzoni. E' un unico flusso melodico che accompagna l'ascoltatore per tutta la durata dell'album.
Non è un caso che in questa omogeneità melodica, le tracce che risaltano maggiormente sono quelle in cui spicca una maggiore umanità, oltre al sottofondo synth che non abbandona (quasi) mai il disco. La perla del disco è la stupenda "Prelude For Time Feelers", che rimane l'emozione più intensa dell'intero disco, che ci assale dopo l'evocazione, da parte delle prime tracce, di offuscati paesaggi innevati e nebbiosi. Questa traccia invece segna il primo, timido, distacco da tutto questo, attraverso un toccante e malinconico motivo di pianoforte che fuoriesce dal tappeto synth, questa volta molto leggero, e lo impreziosisce, mischiandosi, nel finale, con esso, come è buona norma in questo disco. "Indoor Swimming At The Space Station" è la lunga del disco. La base sintetica è molto forte, ma viene addolcita, anche questa volta, da un motivo di piano che si ripete e la accompagna per tutti i suoi dieci minuti. Successiva a queste due tracce incentrate sul pianoforte è "Requiem On Frankfort Ave", un piccolo diamante notturno che abbandona per un attimo la solennità passata, per lasciare il posto ad un'avvolgente inquietudine interpretata magistralmente dai violini che, duettando col synth, squarciano l'atmosfera, arricchendola di incertezza. Torna il piano, con "Radio Ballet", e questa volta si presenta come unico protagonista. Questa infatti è la canzone più libera del disco, quella più fuori dagli schemi dell'insieme creato da Eluvium. Dona una tregua di lieve armonia all'album con le sue volute pianistiche, un momento di riappacificazione prima di entrare nella seconda parte di "Copia", in cui saranno meno presenti veri e propri episodi di estroversione. "Reciting The Airships" infatti è caratterizzata dal ritorno predominante della dilatazione dei suoni, della sovrapposizione di moduli musicali che si mescolano omogeneamente tra loro. E l'atmosfera si blocca totalmente con "Ostinato", la traccia in cui il synth diventa più protagonista indiscusso. Nella stessa linea guida agisce il brano di chiusura "Repose In Blue", riproponendo la sonorità standard del disco e chiudendo il suo ciclo, così come lo aveva iniziato nelle prime tracce ("Amreik" e "Seeing You Off The Edges").
Voto: 7
Ghost - In Stormy Nights
Il nuovo disco del gruppo giapponese Ghost appare un lavoro davvero compiuto e maturo: sembra quasi che abbiano preso molta coscienza delle loro possibilità dopo il precedente ed acclamatissimo "Hypnotic Underworld" che fu una delle migliori uscite del 2004. Rispetto a quest'ultimo, "In Stormy Nights" risulta un album comunque attraversato da una significativa evoluzione del sound, prima molto più ancorato al progressive ed ora invece più variegato ed in alcuni casi, più godibile. Tenendo questo punto fermo però, considero "Hypnotic Underworld" migliore di "In Stormy Nights", perchè sicuramente anche lì le novità e gli aspetti interessanti non mancavano, pur avendo un sound leggermente più limitato. Nell'ultimo lavoro i Ghost hanno incastonato canzoni eseguite alla perfezione, la tecnica è diventata davvero il loro pezzo forte. Niente è lasciato al caso ed ogni suono è creato in maniera esemplare, con incredibile precisione. Tutto questo non va a scapito della "digeribilità" dell'insieme, che rimane molto orecchiabile e piacevole in ogni caso e nel quale l'attenzione alla tecnica non è mai nauseabonda. Andrò contro l'opinione di molti ma secondo me il vero punto debole di quest'album è l'inopportunità, anche se non totale, della lunghissima "Hemicyclic Anthelion", che sicuramente è un episodio molto interessante e ricco di buonissimi spunti, ma forse un po' esagerata nei suoi ventotto minuti e passa. Non a caso è la traccia che più si discosta dall'unicità dell'album, nel quale la "forma canzone" è bene o male quasi sempre garantita. Questo brano invece si prepone l'obiettivo di essere il momento free form del disco, riempita di influenze addirittura jazzy ed acid-jazz, rumorismi e picchi avanguardistici degni del miglior Henry Cow. Tutti elementi importanti per rendere una canzone un capolavoro...ecco, questa canzone sarebbe potuta risultare un capolavoro, se misurata nella giusta dose. Invece l'impressione è che si sia voluto esagerare un po' troppo con la psichedelia, peccato. Ma l'album non è composto solo da questo brano, che messo in seconda posizione aspira ad essere l'elemento cardine, ma anche da episodi, chiamiamoli così, "minori", che raccontano tutta un'altra storia, perfetti in ogni minimo dettaglio. E' incredibile ma la sensazione che si ha ascoltando brani come "Motherly Bluster" (splendido e caldo folk di apertura) e "Caledonia" è di piacevole intimità popolare. Per la prima tale atmosfera è caratterizzata dal dominio di chitarra acustica e voce, per la seconda attraverso l'incrociarsi dei flauti e della voce impazzita e frenetica, che ricorda quella di "21st Century Schizoid Man" dei King Crimson. Stesse modalità possono riscontrarsi nella frenesia di "Gareki No Toshi" e nei suoi vocalismi schizofrenici. Quest'ultima, insieme a "Water Door Yellow Gate" sanciscono un ritorno al progressive più puro, di cui i Ghost dimostrano di essere dei veri maestri. Sembrano quasi delle marce di guerra, ed i rumorismi di sottofondo evocano alla perfezione il clima dei bombardamenti...sembra quasi di viverli. Notevole è la chiusura di "Grisaille". Dopo il caos, il rumore e la frenesia non può che esserci la malinconia, e sono di nuovo la chitarra acustica di Batoh ed una voce finalmente calma e tranquillizzante, ad impersonificarla. E così l'album si chiude, attraverso uno stupendo assolo di chitarra elettrica che sembra quasi lontano, con la tristezza di ciò che è stato.
Voto: 6,5 / 7
